L’UNITA’ E I PRESIDENTI: 1955 -GIOVANNI GRONCHI

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L’UNITA’ E I PRESIDENTI: 1955 -GIOVANNI GRONCHI

L’elezione dei Presidenti della Repubblica Italiana sull’organo del Partito Comunista Italiano

Giovedì 28 Aprile 1955 – Anno XXXII (Nuova Serie)      N. 118 – Una copia L. 25 – Arretrata L. 30

Un avvenimento al quale guarda tutto il popolo italiano

OGGI LA CAMERA E IL SENATO UNITI ELEGGONO IL NUOVO CAPO DELLO STATO

Il PCI si pronuncia per un uomo di fede repubblicana, antifascista e al disopra di strette posizioni di partito – Il PSI voterà Parri – I direttivi dei gruppi democristiani designano Merzagora che accetta la candidatura – Come si svolgeranno le sedute.

La cronaca

Preceduta fino all’ultimo da innumerevoli riunioni e consultazioni politiche, si apre finalmente stamane alle 10 nell’aula di Montecitorio la prima seduta congiunta delle due Camere per la elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Si arriva alla elezione senza alcun accordo preventivo tra i gruppi, con la permanenza di notevoli contrasti, e con uno schieramento politico e un rapporto di forza così complessi che l’incertezza regna tuttora sovrana: una incertezza non dissipata neppure da alcuni fatti nuovi succedutisi nel pomeriggio e nella nottata di ieri.

Nel campo delle sinistre la posizione dei comunisti è stata precisata ieri dalla riunione plenaria dei gruppi della Camera e del Senato, con il comunicato che pubblichiamo a parte. Stamane alle ore 8.30 si riunirà inoltre la Direzione del partito. I comitati direttivi dei gruppi socialisti, a loro volta, hanno deciso di votare, in prima votazione, anch’essi in favore di Ferruccio Parri. I gruppi socialisti si riuniranno ancora stamane in seduta plenaria. Nel campo della maggioranza, il fatto nuovo è rappresentato dalla designazione ufficiale dell’on. Merzagora da parte della Democrazia cristiania A questa designazione si è giunti non senza contrasti, attraverso due riunioni dei direttivi democristiani, poi una riunione congiunta dei direttivi e della direzione e del partito, ancora una vivace riunione notturna dei gruppi parlamentari a piazza Barberini, e infine una nuova riunione conclusiva dei direttivi. Nel corso di queste riunioni, i fanfaniani hanno sostenuto la candidatura Merzagora, argomentando col fatto che l’attuale Presidente del Senato è ufficialmente un indipendente ma è altresì legato alla Democrazia cristiana ,e che sul suo nome potrebbero convergere anche i voti dei gruppi estranei al quadripartito (le destre non sembrano infatti aliene dal sostenere Merzagora). Scelba si è detto d’accordo, confermando che la sua recente presa di posizione contro una candidatura nettamente democristiana fu concordata con Fanfani. Quest’ultimo ha taciuto.

I direttivi hanno quindi approvato con 28 voti favorevoli e 5 contrari un ordine del giorno che escludeva Einaudi, proponeva ai gruppi la designazione di un «indipendente», e raccomandava l’unità dei d.c. nel voto. Su questa falsariga si è giunti alla riunione plenaria dei gruppi, dove la candidatura Merzagora (e quella subordinata di Martino, avanzata altresì dai direttivi) è stata a lungo e vivacemente osteggiata dalle correnti di minoranza, che già avevano espresso la loro contrarietà con i 5 voti anti-Merzagora in sede di direttivi. Tali correnti hanno sostenuto quasi unanimemente la candidatura Gronchi. Alla fine, dopo una confusa votazione per alzata di mano, la riunione dei gruppi si è sciolta e i direttivi si sono di nuovo riuniti, nel cuor della notte, designando ufficialmente Merzagora. «I Comitati direttivi dei gruppi parlamentari democristiani della Camera e del Senato – dice in proposito un comunicato diffuso dalla agenzia Ansa – hanno deliberato alla unanimità di offrire la candidatura al senatore Cesare Merzagora. Il senatore Ceschi e l’on. Moro, presidenti dei gruppi del Senato e della Camera, si sono recati in serata presso il senatore Merzagora per offrirgli la candidatura. Il senatore Merzagora ha risposto ringraziando la Democrazia cristiana per la fiducia dimostratagli con l’offerta della candi-datura e dichiarando di accettarla in quanto ritiene di non potersi esimere dal dare il suo contributo alla costituzione della maggioranza necessaria per risolvere questo problema fondamentale della vita democratica italiana».

Tale la situazione. Il problema tuttora aperto è quindi di vedere quale maggioranza politica potrà prender vita attorno a questo o quel candidato, tenuto conto che a Merzagora si oppone tuttora, una parte della D.C. insieme ai socialdemocratici, che a Einuadi si oppone altresì una parte della D.C., che a Gronchi si oppongono Scelba e i partitini: ciò significa che una maggioranza predeterminata non esiste attualmente nè per i primi scrutini e neppure per i successivi, e che la necessaria e dignitosa maggioranza potrà trovarsi solo al di fuori degli schemi precostituiti e attorno a una figura che dia garanzie costituzionali e politiche commisurate all’altissima carica e alla delicatezza del momento politico. In tale situazione, i voti di ciascun aggruppamento politico potranno avere un peso determinante. Senza dubbio trattative, consultazioni, forse colpi di scena, accompagneranno perciò ancora dietro le quinte le solenni sedute che da stamane hanno inizio.

Il passo di Moro e Ceschi, il tono del comunicato, la risposta di Merzagora, fanno ritenere che la D.C. abbia voluto presentare in modo marcato la candidatura di Merzagora come una candidatura propria. La decisione è stata presa indipendentemente da ogni contatto o accorcio con i partiti minori, ed anzi in contrasto con le posizioni degli alleati di governo. Prima ancora che la designazione divenisse ufficiale, infatti, i socialdemocratici avevano fatto conoscere la loro contrarietà. In una dichiarazione all’ARI, Matteotti ha dichiarato che il PSDI è «unanime » contro la candidatura Merzagora, e il vicesegretario Tanassi ha aggiunto che il PSDI trarrà tutte le conseguenze sul piano di governo, se verrà eletto un candidato fuori del quadripartito.

I socialdemocratici e anche i liberali restano dunque favorevoli a una riconferma di Einaudi o, in linea subordinata, alle rispettive candidature di Rossi e di Martino o De Caro. Ciò fa apparire probabile ad alcuni osservatori politici che l’adesione di Scelba alla candidatura Merzagora si accompagni al proposito di un successivo ripiegamento sul nome di Einaudi. Poiché peraltro è assai difficile che sul nome di Merzagora convergano nella prima votazione i 562 suffragi necessari, si tratterà di vedere se la D.C. sosterrà ulteriormente tale candidatura, o se prevarrà il punto di vista delle varie correnti interne per Gronchi o quello scelbiano e quadripartito per Einaudi. Quanto ai monarchici e fascisti (questi ultimi voteranno scheda bianca al primo scrutinio), il loro orientamento è di favorire quelle candidature democristiane che possano prevalere in virtù dei loro voti.

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La nota

I comunisti favorevoli alla candidatura Parri

l gruppi comunisti del Senato e della Camera dei deputali si sono riuniti per esaminare la questione della imminente elezione del Presidente della Repubblica. l gruppi sotto stati unanimi nel sottolineare e deplorare che l’assemblea per la elezione del Presidente sia costretta a riunirsi senza la presenza dei delegati eletti dai Consigli regionali di tutte le regioni, così come la Costituzione prescritte all’art. 83. ma solo di alcune. Questo fatto denuncia la carenza costituzionale del regime istauratosi dopo il 18 aprile 1948 e getta un’ombra sulla attuale elezione del Capo dello Stato.

Circa le candidature, i senatori e deputati comunisti hanno alla unanimità e con entusiasmo salutato quella di Ferruccio Parri, uomo che è stato tra i migliori capi della azione unitaria di tutte le forze democratiche per la liberazione della Patria.

Alla testa dello Stato repubblicano Ferruccio Patri esprimerebbe e realizzerebbe nel modo più chiaro e più sicuro la continuità degli ideali della Resistenza, che furono ideali di libertà. di democrazia. di rinnovamento politico e sociale.

Nel caso non si riesca a formare attorno al nome di Ferruccio Parri la necessaria maggioranza, deputati e senatori comunisti si augurano che venga da altre parti avanzata la candidatura di un uomo di ferma fede repubblicana e antifascista, che sia al di sopra di strette posizioni di partito, e attorno al quale possa raccogliersi la tirando maggioranza dei voti. Questo i gruppi comunisti ritengono necessario allo scopo di rafforzare le istituzioni democratiche e allontanare qualsiasi pericolo di involuzione reazionaria.

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La solenne seduta

II colpo d’occhio che offrirà il grande anfiteatro di Montecitorio, circondato dalle tribune diplomatiche, del pubblico e della stampa sicura mente gremite, sarà eccezionale.

Parteciperanno alle votazioni, sotto la presidenza di Gronchi che avrà alla sua destra Merzagora, 843 parlamentari: precisamente 590 deputati, 213 senatori, 3 delegati della regione siciliana, 3 della Sardegna, tre dell’Alto Adige,1 della Valle d’Aosta.

Politicamente, lo schieramento dei votanti sarà il seguente: 303 democristiani, 192 comunisti, 103 socialisti, 51 monarchici, 38 missini, 19 socialdemocratici, 14 liberali, 20 senatori del gruppo misto, 10 del gruppo liberal-social-repubblicano, e infine i 10 delegati regionali, dei quali sette appartengono al campo di maggioranza e tre a quello di opposizione.

Naturalmente vi saranno degli assenti ragioni varie, ma è certo che il numero dei presenti supererà largamente gli 800. Per quanto grande sia l’emiciclo di Montecitorio con un diametro di 35 m e una profondità di oltre 21, non basterà neppure alla lontana per offrire un posto sedere a ogni parlamentare. 135 poltroncine rosse sono state giunte ai normali scranni, e ciò nondimeno oltre 200 parlamentari non troveranno posto: dovranno alternarsi nell’aula, Sostare in parte nei corridoi, nelle varie aule, attendendo che arrivi per essi il momento del voto. Non appena la seduta sarà aperta le votazioni avranno inizio, senza alcun preliminare: a meno che da parte fascista non si sollevi una pregiudiziale contro la partecipazione al voto dei delegati regionali. I parlamentari saranno chiamati al voto in ordine alfabetico, a cominciare dai senatori, passando per i delegati regionali, finendo con i deputati: ultimi perché ospiti. Ciascuno deporrà la sua scheda, con il nome del candidato prescelto, in una grande urna nera di vimini deposta al centro del banco delle votazioni. Le operazioni di voto e le relative operazioni di scrutinio dureranno, si presume virgola non meno di due ore e mezza: l’esito della prima votazione non sarà perciò noto prima delle 12 e 30 o delle 13. Allo stato attuale delle cose, nessuno dubita che le votazioni dovranno ripetersi più di una volta. Come è noto, la costituzione stabilisce che nei primi tre scrutini si debba raggiungere, perché la votazione abbia esito, la maggioranza dei 2/3 dell’assemblea, cioè almeno 562 voti su un solo nome, mentre dal quarto scrutinio in poi sarà sufficiente la maggioranza assoluta, ossia 422 voti. Se le prime due votazioni, prevista per la mattina e pomeriggio di oggi, daranno esito negativa e se negativo sarà anche l’esito della votazione prevista per domattina, il nome del nuovo Presidente non sarà noto prima del pomeriggio di domani o della mattina di sabato.

La solennità, il carattere spettacolare ed anche la drammaticità politica delle votazioni e infine della proclamazione dell’eletto potranno essere direttamente apprezzate, questa volta, da vastissimi settori dell’opinione pubblica, grazie alla trasmissione televisiva. Setti anni fa, quando 868 parlamentari (c’erano allora in più i senatori di diritto) parteciparono alle votazioni che si conclusero dopo due giorni con l’elezione di Einaudi, il pubblico potè seguire l’avvenimento solo attraverso i resoconti della stampa e della radio. Questa volta, tre telecamere sono state piazzate nell’aula, una sotto la tribuna stampa per riprendere il banco della Presidenza, del governo e delle votazioni, e due sotto le tribune laterali per le vedute panoramiche. I risultati delle votazioni saranno annunciati da Gronchi; a meno che l’eletto non sia lui stesso, essendo probabile che in tal senso si faccia sostituire da uno dei vicepresidenti. Gli stessi presidenti Delle camere, con i rispettivi segretari generali, recheranno quindi all’eletto la notizia.

L’undici maggio, poi, gli stessi presidenti delle camere accompagneranno a Montecitorio il nuovo capo dello Stato con scorta di corazzieri e di motociclisti, mentre reparti militari sosteranno dinanzi al palazzo. Nell’interno dell’aula il Capo dello Stato prenderà posto tra i due Presidenti, ascolterà la lettura della formula del giuramento di fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione, risponderà «lo giuro», leggerà il messaggio alla Nazione e infine raggiungerà in corteo il Quirinale per ricevere le consegne dal Presidente uscente. È superfluo notare che qualche variazione formale non potrà non intervenire nel caso che sia eletto uno dei Presidenti delle Camere, o nel caso di una riconferma di Einaudi.