L’UNITA’ E I PRESIDENTI: 1971 – GIOVANNI LEONE – L’ELEZIONE

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L’UNITA’ E I PRESIDENTI: 1971 – GIOVANNI LEONE – L’ELEZIONE

La elezione dei Presidenti della Repubblica Italiana

L’UNITÀ

ORGANO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO Quotidiano / sped. abb. postale / Lire 90                           * * Anno XLVIII / N. 353 / venerdì 24 dicembre 1971

ALDO TORTORELLA Direttore
LUCA PAVOLINI Condirettore
CARLO RICCHINI Direttore responsabile

EDIZIONE STRAORDINARIA

 


pag. 1 e 4

LEONE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Il voto determinante dei fascisti qualifica l’operazione di centro-destra

LE SINISTRE ESCONO A TESTA ALTA
E CON UNA NUOVA RINSALDATA UNITA’

Le gravi responsabilità dei dirigenti dc, repubblicani e socialdemocratici che hanno puntato su una soluzione di rottura
I missini dichiarano apertamente di avere votato Leone
Il candidato dc ha ,ottenuto 518 voti, la cifra più bassa mai raggiunta nelle elezioni presidenziali
408 voti a Nenni sostenuto dalle forze di sinistra

Un incontro fra i gruppi della sinistra conferma la larga concordanza di giudizi sulla situazione

«Proclamo eletto presidente della Repubblica il senatore prof. Giovanni Leone». Queste parole sono state pronunciate alle 10.33 di stamane dal presidente dell’assemblea dei 1008 elettori, on. Pertini, al termine della lettura del risultato del 23° scrutinio. L’annuncio è stato salutato dall’applauso dei democristiani, liberali, monarchici, missini e di una parte dei socialdemocratici. All’applauso non si sono associati gli elettori comunisti, socialisti. socialproletari, della sinistra indipendente, del MPL, ed anche i repubblicani e numerosi socialdemocratici: tutti i parlamentari e i delegati regionali dell’ampia ala di sinistra si sono levati in piedi, e sono rimasti silenziosi e composti.
Quindi un vibrante applauso si è levato dai loro banchi all’indirizzo del candidato unitario delle sinistre, Pietro Nenni, espressione di un imponente schieramento di forze popolari. antifasciste e democratiche, che fino all’ultimo si è battuto per dare all’elezione presidenziale una soluzione democratica e di unità nazionale ed antifascista. Anche alcuni settori del centro si sono uniti a questo applauso.

Che la candidatura del sen. Leone, sostenuta da uno schieramento di centro destra, stesse per prevalere, grazie all’apporto determinante dei voti missini e monarchici, si era già potuto costatare pochi momenti dopo le 9,57, quando il presidente Pertini aveva cominciato lo spoglio delle schede, leggendo i nomi scritti dagli elettori. I primi tre voti erano stati per Nenni, il quarto per Leone, il cui nome prendeva poi un discreto vantaggio. Intervallati, si affacciavano ogni tanto i nomi dei voti dispersi, e le schede bianche. Alla 170^ scheda Leone aveva ottenuto 85 voti, Nenni 73. Alla 230^ i voti per Leone (128) superavano la metà dei fogli scrutinati. Così si è andati avanti, finché, alle 10.17, Pertini ha letto per la 505^ volta il nome di Leone, che così aveva superato la maggioranza prescritta. Già a quel punto la lettura delle schede da parte di Pertini era stata interrotta dal primo applauso dei democristiani, dei liberali, dei missini, dei monarchici. Pochi istanti dopo lo spoglio terminava ed è cominciata l’attesa dell’ annuncio del risultato. Pur tra le manifestazioni di soddisfazione, un senso di pesantezza e forse di preoccupazione si notava tra alcuni settori democristiani. I soli a manifestare euforia erano i fascisti, che sorridevano e si stringevano la mano. La lettura del risultato ha confermato pochi minuti dopo, in modo clamoroso e inequivocabile, che i voti fascisti sono stati determinanti per l’elezione presidenziale. 518 voti sono andati a Giovanni Leone, 9 in meno dei 527 suoi potenziali sostenitori. Ma ben più di 9 sono stati i democristiani, i socialdemocratici e i repubblicani che si sono rifiutati di avallare col loro voto l’operazione di centro-destra e la confluenza determinante dei voti fascisti e monarchici. Senza i 43 voti di questi ultimi, intervenuti a sostituire altrettanti voti di dissidenti della DC, PSDI e PRI, la candidatura Leone non avrebbe superato il quorum dei 505.

Anche oggi, come nella votazione del giorno prima, numerosi elettori dell’estrema destra erano stati visti scrivere apertamente il nome di Leone sulle loro schede. Ed altri se ne erano vantati sfacciatamente, ricordando che anche nel 1962 i loro voti erano stati determinanti per eleggere Segni. Del resto, dopo la votazione, Almirante ha ufficialmente dichiarato che i fascisti avevano votato per il candidato della DC, sostenuto anche dal PLI, PSDI e PRI.
Le 36 schede bianche devono – pertanto – in larghissima parte essere attribuite agli elettori di questi partiti, che si sono ribellati, sia pure in numero non abbastanza elevato, a una direttiva politica che offendeva la loro coscienza antifascista. A questi stessi elettori devono essere attribuiti anche la maggior parte dei 25 voti dispersi (che sono andati 4 a Saragat e Moro, 3 a Fanfani, 2 a Rumor, Gronchi e Branca, uno per ciascuno a Zaccagnini, Taviani, Compagna, Franca Falcucci, Barca, Lami, Marullo e Paone). Sei voti ha ottenuto Pertini. Tre le schede nulle (su una di queste era scritto il nome del compositore Leoncavallo, e il presidente Pertini, forse per deplorare lo scherzo di cattivo gusto, aveva così commentato. «Ricordiamo che questi è l’autore di un’opera che non conviene qui nominare», riferendosi evidentemente ai «Pagliacci»).

Dopo la lettura del risultato e la proclamazione dell’avvenuta elezione del nuovo presidente della Repubblica, Pertini ha informato l’assemblea che si sarebbe di lì a poco recato a comunicare al senatore Leone, insieme con il presidente del Senato Fanfani, l’esito della votazione. Egli ha quindi salutato i componenti l’assemblea, rivolgendo loro gli auguri per le feste di fine d’anno. Uno dei segretari ha infine letto il verbale della lunga seduta iniziatasi il 9 dicembre scorso e protrattasi per sedici giorni. L’atto conclusivo dell’assemblea è consistito appunto nell’approvazione del verbale per alzata di mano. I parlamentari e i delegali regionali sono poi usciti nel «transatlantico», che, contrariamente a quanto era avvenuto nei giorni scorsi, si è rapidamente sfollato. In particolare, democristiani, socialdemocratici e repubblicani hanno lasciato in fretta Montecitorio, evitando di intrattenersi con i giornalisti, e dimostrando così un imbarazzo e una preoccupazione ben comprensibili.

Pertini e Fanfani hanno lasciato insieme Montecitorio, accompagnati dal segretari generali della Camera e del Senato, Cosentino e Bezzi, diretti a Palazzo Giustiniani per comunicare ufficialmente a Leone la notizia dell’avvenuta elezione. Il neo eletto ha quindi ringraziato i «grandi elettori» e i presidenti del seggio, ed ha aggiunto: «Consentitemi di esprimere e rivolgere un saluto cordiale al Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, con la testimonianza di un servizio illuminato reso nell’interesse del paese. Rivolgo in questo momento il mio saluto a tutti gli italiani, assicurando che ogni mio pensiero ed ogni mio atto saranno esclusivamente dedicati a rendermi interprete dell’unità nazionale come la Costituzione prescrive».

L’investitura ufficiale del nuovo presidente avverrà il 29 dicembre, con il suo giuramento di fronte al parlamento. In quell’occasione il personale delle due Camere rivestirà la uniforme di gala. Più tardi, alle 11.30, Pertini, di ritorno da Palazzo Giustiniani ha ricevuto nel salone dei cavalieri di Montecitorio i delegati regionali, ai quali ha consegnato una medaglia ricordo per il centenario del parlamento italiano. La ventitreesima e ultima votazione per l’elezione del sesto presidente della Repubblica italiana (il quale ricoprirà per un settennio la carica nella quale è stato preceduto, dal 1948 ad oggi, da Enrico De Nicola, Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi, Antonio Segni e Giuseppe Saragat), aveva avuto inizio alle 9.03. Il presidente Pertini ha informato l’assemblea che la maggioranza prescritta per la elezione era tornata a 505 voti (il giorno prima era di 504). giacché il Senato, riunitosi alle 8.30, aveva provveduto a convalidare l’elezione del democristiano Giovanni Celasco, subentrato al senatore Farla, deceduto l’altra notte per un attacco cardiaco. Il primo a votare è stato anche oggi il deputato d.c. Fusaro, praticamente paralizzato da una forma acuta di artrosi, il quale è stato trasportato a braccia davanti all’urna da commessi. All’imbocco della corsia nella quale gli elettori si recavano a votare, Fusaro ha lanciato un urlo di dolore: egli è stato quindi portato fuori su una sedia. Il senatore Leone, subito dopo avere votato, si è allontanato, per recarsi al suo ufficio di Palazzo Giustiniani. All’uscita dall’aula, egli si è incontrato con Nenni, con il quale ha scambiato una stretta di mano. Dieci soltanto gli assenti nell’ultimo scrutinio: tre democristiani (Segni, Tessitori, Forgia): due socialisti (Preziosi e Lauricella); il compagno Manenti, ammalato; il liberale Bonea: l’altoatesino della SVP. Ditti; il socialdemocratico Ariosto; l’indipendente Montale.


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Risoluzione della Direzione del PCI

LA LUNGA tormentata vicenda dell’elezione presidenziale si è chiusa con l’elezione a nuovo capo dello stato di Giovanni Leone. Nel Parlamento esisteva la possibilità di realizzare l’elezione del Presidente della Repubblica con un ampio schieramento di forze democratiche e costituzionali. A questa linea si è sin dall’inizio ispirata l’azione del nostro partito e delle forze di sinistra. A un orientamento radicalmente opposto ha obbedito l’azione della direzione e dei gruppi della DC, con la pretesa di imporre candidati i quali — al di là del giudizio sulle persone — in partenza non potevano che puntare su uno schieramento di centrodestra esteso fino ai fascisti. Questa linea della DC ha portato prima alla paralisi dell’assemblea e allo scandaloso spettacolo del più numeroso partito politico italiano che per ben 14 volte su,23 non ha saputo fare di meglio che non partecipare alle votazioni; e ha portato infine all’elezione del Capo dello Stato con un margine ristrettissimo di voti, il più basso della storia della Repubblica italiana, e con i voti determinanti e ormai apertamente proclamati dei fascisti. Gravissima è la responsabilità dei dirigenti repubblicani e socialdemocratici di essersi prestati a una tale manovra in vergognosa contraddizione con ogni loro affermazione e con la collocazione che pretendono di avere nel Paese.

LE SINISTRE escono da questa battaglia a testa alta. Esse votando compatte per i compagni Francesco De Martino e Pietro Nenni, a cui vanno il ringraziamento e il saluto dei comunisti italiani, hanno dato durante tutta la vicenda presidenziale una prova di fermezza e di responsabilità democratica e nazionale. L’unità realizzata in questa battaglia ha un significato che va al di là della vicenda presidenziale Essa rappresenta una garanzia per la difesa e lo sviluppo delle istituzioni democratiche, un punto di riferimento nel Paese per tutte le forze popolari e antifasciste, una certezza per le lotte delle masse lavoratrici. Sulla base di questa unità è possibile spezzare lo schieramento di centrodestra che ha eletto il Presidente della Repubblica. I contrasti interni e le contraddizioni politiche emersi nella DC e negli altri partiti non sono certo sanati dall’esito del voto, ma sono destinati ad aggravarsi. Occorre dunque intensificare la lotta e l’azione per rinsaldare ovunque l’unità delle sinistre, per fare di essa una base di iniziative verso il movimento popolare cattolico, per fare avanzare un largo schieramento democratico e antifascista, capace di battere le manovre reazionarie e di imporre una politica di rinnovamento e di progresso. Spetta ai comunisti dare prova come sempre di combattività, di responsabilità, di spirito unitario in questa azione.

La Direzione del PCI


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Senza più veli

GIOVANNI LEONE è da questa mattina Presidente della Repubblica, per un ristrettissimo margine di suffragi, e con una votazione il cui grave significato politico è evidente alle masse lavoratrici, all’opinione pubblica, al Paese. Il voto determinante dei fascisti, prontamente esaltato dai capi missini, qualifica in maniera inequivocabile la condotta politica di quei dirigenti democristiani, repubblicani, socialdemocratici che hanno fatto e sostenuto la scelta di centro-destra dalla quale Leone è uscito eletto. Già nella contrastatissima penultima votazione, l’apporto missino e monarchico al candidato della DC era stato compatto. Le sinistre avevano immediatamente denunciato l’indegna presenza fascista nella maggioranza che si tentava di costituire per eleggere colui che deve rappresentare la Repubblica democratica nata dalla Resistenza. Ma questo fatto vergognoso si è cercato di nasconderlo al Paese, come appunto si fa di ciò di cui ci si vergogna. La televisione — questa centrale della menzogna sistematica — ha taciuto sulla reale posizione del MSI (che non ha mai proclamato di votare scheda bianca) e ha accuratamente evitato di mettere in onda la forte denuncia attuata in aula dai gruppi di sinistra, che pure ha rappresentato un fatto politico di grande rilievo nel corso delle due ultime votazioni. I giornali della grande borghesia hanno mentito fino al limite dell’assurdo, continuando a negare la confluenza monarchico-missina sul candidato della DC, anche quando i neofascisti erano stati colti sul fatto o addirittura si erano pubblicamente vantati della loro scelta. Lo scrutinio di questa mattina ha rivelato senza più ombra di dubbio da quale parte stava la verità, facendo cadere gli ultimi veli sulla sostanza dell’operazione compiuta. I gruppi dirigenti democristiani, socialdemocratici e repubblicani si sono assunti una ben dura responsabilità. La nomina di Leone è stata voluta e imposta da costoro per spirito di parte, in contrapposizione a tutto lo schieramento delle forze popolari e di sinistra, rifiutando ogni altra possibile soluzione che portasse all’elezione sulla base di un ampio arco di forze costituzionali e democratiche, così come era invece necessario nell’interesse del Paese. I dirigenti democristiani, i La Malfa, i Ferri, hanno agito invece per arrivare a una presidenza di rottura, incuranti delle pesanti ripercussioni che ciò non potrà non avere sulle prospettive politiche nazionali. La scelta di centro-destra che la Democrazia cristiana ha compiuto contraddice profondamente la volontà unitaria e progressista delle masse a cominciare dagli stessi lavoratori cattolici; e contraddice, sul piano immediato e di prospettiva, le esigenze di rinnovamento e di radicali riforme strutturali che sorgono dall’intero corpo sociale. Il gruppo dirigente democristiano si è posto, con inaudito cinismo, al rimorchio delle forze più apertamente conservatrici e reazionarie. Si è fatto proporre il candidato, ora eletto, dal partito liberale, al quale ha ridato credibilità e peso, firmando così una pericolosissima cambiale in bianco ai settori più retrivi del grande capitale, agli sfruttatori e agli speculatori, nemici delle masse lavoratrici e di ogni reale sviluppo economico nazionale.

IN QUESTA operazione i dirigenti repubblicani e socialdemocratici hanno svolto un ruolo scandaloso e ben definito. Essi hanno impedito deliberatamente la possibile realizzazione di una ampia convergenza democratica in un momento così delicato della vita del Paese e delle istituzioni, assumendo la collocazione di spudorati puntelli di una scelta reazionaria: tradendo clamorosamente le conclamate affermazioni «laiciste», e ogni altra loro posizione. La lunga battaglia presidenziale ha tuttavia un risvolto di grande importanza, che i compagni, i cittadini democratici devono valutare appieno, per tutte le conseguenze positive che esso avrà nel futuro sviluppo della lotta politica e sociale. L’unità delle forze di sinistra, di un ampio schieramento di partiti e di gruppi che si richiamano ai fondamenti antifascisti della Costituzione, ai contenuti più avanzati della democrazia, agli ideali del progresso e del socialismo, ha retto con grande compattezza ed efficacia nel corso di tutta la lotta. Questa unità ha sconfitto il primo pericoloso tentativo, attuatosi attorno al nome di Pagani, ha reso chiare tutte le contraddizioni interne della DC, contraddizioni che hanno dapprima portato alla paralisi del Parlamento e poi a un voto sino all’ultimo contrastato. Questa unità rappresenta oggi un dato politico essenziale per l’intero Paese. Vi è qui una garanzia ben salda per la difesa e lo sviluppo della democrazia e degli interessi vitali dei lavoratori, per le loro lotte, per l’avvenire del Paese. Su questa base proseguirà la battaglia per una più vasta unità democratica, popolare e antifascista.

l.pa.


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Proclamato dai fascisti il loro apporto determinante

I primi commenti alla elezione

I documenti delle Direzioni del PSI e del PSIUP e le dichiarazioni dei gruppi di sinistra
Penoso tentativo di Forlani di coprire l’arrovesciamento di posizioni della DC,
dall’« arco costituzionale» all’abbraccio coi missini e i monarchici
Sfrontate affermazioni della segreteria del PSDI

I primi commenti all’elezione di Giovanni Leone alla Presidenza della Repubblica riflettono abbastanza chiaramente il clima ed il carattere dell’operazione politica sulla base della quale questa elezione è stata resa possibile (con una maggioranza strettissima e con l’apporto determinante dei voti fascisti). L’afflusso dei voti missini e monarchici in favore di Leone è dimostrato in tutta evidenza dalle cifre dello scrutinio finale: il numero delle schede bianche è, infatti. nettamente inferiore a quello dei parlamentari del MSI e del PDIUM che hanno preso parte alla votazione. Ma la stessa polemica sui diversi conteggi che erano stati fatti dopo la votazione di giovedì sera è superata: sono gli stessi missini non solo ad ammettere, ma a proclamare l’appoggio dato nel segreto dell’urna al candidato di centrodestra. Negli ultimi giorni essi ave-vano cercato di nascondere quello che era il loro vero atteggiamento dietro una serie di frasi sibilline; ma non avevano dichiarato — come già avevano fatto, invece, al momento delle discusse votazioni su Fanfani — di voler votare scheda bianca. Con tutta evidenza, essi si stavano preparando alla dichiarazione di commento della votazione finale, che è giunta puntualmente poco dopo la proclamazione del risultato. «Siamo lieti — ha detto Almirante — di avere contribuito in maniera determinante alla elezione del presidente della Repubblica. Ed ha aggiunto di compiacersi per il fatto che sia saltata l’«assurda formula dell’arco costituzionale». Un altro deputato missino, Delfino, ha detto che anche «nella penultima votazione tutti i parlamentari missini e monarchici avevano votato per il senatore Leone»; «non abbiamo dichiarato prima il nostro voto — ha soggiunto —per non fornire alibi o pretesti». Anche il segretario del PDIUM, Covelli, da dichiarato che la cosiddetta «destra nazionale» è andata a colmare «i vuoti determinanti» creati dalle defezioni nello schieramento centrista DC-PLI-PSDI-PRI.

Il voto finale e le dichiarazioni degli esponenti fascisti e monarchici fanno quindi giustizia delle penose giustificazioni tentate in extremis dalla delegazione ufficiale della DC dopo la protesta ufficiale della Direzione socialista per l’afflusso di voti di destra sul candidato dello «Scudo crociato ». La DC ha mentito sapendo di mentire (e sapeva di mentire, perché il tributo fascista è stato sicuramente contrattato e organizzato). Ridicolo è il tentativo del Popolo, alla luce anche di quanto si è saputo, di negare l’evidenza e di definire «provocatorie» le dichiarazioni dei compagni Berlinguer e Valori e della Direzione del PSI sul voti missini.

La DC, che aveva indicato nella deliberazione della propria direzione del 22 novembre, la esigenza della «più larga convergenza nell’ambito delle forze politiche che si richiamano ai valori e al rispetto della Costituzione», è andata a un approdo radicalmente diverso. Il segretario della DC, Forlani, nella prima dichiarazione rilasciata dopo l’elezione di Leone, ha avuto il coraggio di affermare che i dc hanno «operato con grande senso di responsabilità indicando soluzioni dirette a determinare una larga convergenza delle forze che si riconoscono nella costituzione; contrari a ogni rigido schematismo, ha soggiunto, abbiamo ricercato sempre il collega-mento necessario per una piattaforma larga di elezione». Forlani ha concluso con un ringraziamento ai «partiti democratici» che hanno permesso l’elezione di Leone, evitando ogni cenno alla questione dei voti fascisti. Il problema dell’appoggio del MSI è stato in-vece affrontato dagli esponenti della sinistra dc Donat Cattin e Galloni, i quali hanno dichiarato di avere compiuto un passo presso Forlani per ricordare al segretario del partito l’impegno «per l’applicazione dei mezzi tecnici diretti ad evitare che i voti fascisti siano determinanti nella elezione del presidente della Repubblica». La dichiarazione dei due parlamentari dc, diffusa prima delle votazioni, afferma anche i voti determinanti del MSI «aprono prospettive assai gravi per la saldezza delle istituzioni democratiche e per l’unità del Paese».

I rappresentanti dei gruppi di sinistra — PCI. PSI. PSIUP, Sinistra indipendente, Mpl — che hanno preso parte alla battaglia per la Presidenza della Repubblica in modo unitario, rafforzando, nell’autonomia di ogni singola componente, i rapporti tra loro, hanno tenuto una riunione subito dopo l’elezione del presidente della Repubblica. E’ emersa in questo incontro una larga concordanza di vedute, del resto testimoniata dai documenti approvati dai partiti e dai gruppi.

La Direzione socialista ha diffuso, dopo una riunione, il seguente comunicato: «La direzione del PSI ha esaminato le condizioni politiche in cui è avvenuta oggi la elezione del nuovo presidente della Repubblica. La gravissima eventualità di una aperta confluenza dei voti fascisti — il cui pericolo era stato tempestivamente denunciato dai socialisti — si è puntualmente verificata per la responsabilità principale della DC che ha promosso la formazione di uno schieramento di centro destra, dividendo l’arco delle forze democratiche e costituzionali, rifiutando ogni soluzione che potesse consentire di far co-vergere nella elezione del Capo dello Stato i voti della grande maggioranza dell’assemblea». Il significato della presenza decisiva dei voti fascisti —prosegue il documento — non può essere cancellato o mistificato dalle proclamazioni verbali di valori che andavano difesi e garantiti da un’azione politica concreta. La direzione del PSI sottolinea l’eccezionale gravità delle responsabilità assunte dal PRI e dal PSDI, che, con atteggiamento incoerente rispetto a posizioni ripetutamente e pubblicamente dichiarate, hanno favorito la manovra di divisione delle forze democratiche costituzionali. Si è creata una situazione nuova che il partito nei prossimi giorni valuterà in tutte le sue implicazioni politiche. La direzione del partito rivolge un fraterno ringraziamento al compagno Pietro Nenni e al compagno Francesco De Martino ed estende il suo ringraziamento a tutti parlamentari e delegati regionali socialisti per la prova di compattezza data. La direzione del partito ringrazia i partiti ed i gruppi della sinistra che hanno sostenuto con i loro voti i candidati socialisti ed hanno assicurato la loro solidarietà sul terreno della unità democratica e antifascista, ricercando insieme al PSI di determinare un’ampia base democratica quale era indispensabile per rafforzare le istituzioni repubblicane e rappresentando in tal modo un momento importante dello sviluppo della lotta democratica ed antifascista nel nostro paese».

Anche la Direzione del PSIUP ha proceduto e un esame della situazione creatasi con l’elezione e «avvenuta — sottolinea un comunicato diffuso dopo la riunione —grazie ad uno schieramento di centrodestra, col concorso determinante dei voti del movimento sociale e di una manovra cui si sono prestati socialdemocratici e repubblicani ». La direzione ha anche sottolineato che quanto è accaduto «va oltre i limiti dell’elezione presidenziale. La crisi del centrosinistra entra in una fase ed apre problemi nuovi anche alle forze impegnate nel governo. L’unità della sinistra si è presentata come elemento importante ed alternativo agli indirizzi prevalenti nella DC. Questa unità va ora trasferita dal parlamento nel paese, sui gravi problemi politici, economici e sociali. Il CC del PSIUP, convocato per i giorni 12, 13 e 14 gennaio, affronterà questi temi — conclude il comunicato — nella consapevolezza che si è creata per tutte le forze politiche una situazione nuova sulla quale occorre immediatamente intervenire».

Il sen. Parri ha rilasciano la seguente dichiarazione: «Deploro vivamente che per la elezione del presidente della Repubblica, la quale ha la sua matrice nella Resistenza, si sia fatto ricorso ai voti fascisti».
I socialisti autonomi (MSA) hanno sottolineato che l’elezione del presidente della Repubblica è «avvenuta con una chiara indicazione di centro-destra», secondo «una prospettiva che contrasta con le reali tendenze del Paese e delle masse lavoratrici che si sono riconosciute nella serrata battaglia unitaria condotta dalle forze di sinistra». «Questa unità e queste lotte — afferma il MSA — debbono continuare a rafforzarsi nel Paese attraverso l’azione delle forze politiche, condizione per contrastare il chiaro disegno involutivo che viene portato innanzi dalle forze più reazionarie». Livio Labor, coordinatore del MPL, ha sottolineato che Leone è stato eletto con i voti fascisti e che «parecchie decine di parlamentari della sinistra dc dopo avere votato per una linea di centro-sinistra all’interno del partito, hanno votato in Parlamento per il candidato della destra». I vo-ti confluiti sulle candidature di De Martino e Nenni — ha detto Labor — «indicano per l’oggi e per il domani la giusta strategia politica per garantire in Italia le sostanziali libertà che il regime dc mette in pericolo».

Una sfrontata dichiarazione è stata diffusa dalla segreteria del PSDI. Secondo Ferri, dalla votazione per il presidente «escono sconfitti» lo «schieramento frontista e l’ipotesi conciliare», mentre l’elezione — questo ha il coraggio di dire il massimo organo dirigente del PSDI — sarebbe «avvenuta con una maggioranza chiaramente qualificata in senso democratico». Segue un richiamo al centro-sinistra, ad una formula, cioè, che tutta l’operazione alla quale Ferri ha partecipato in prima persona tendeva e tende e superare con una svolta a destra.