L’UNITA’ E I PRESIDENTI: 1964 – GIUSEPPE SARAGAT – XIX^ VOTAZIONE

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L’UNITA’ E I PRESIDENTI: 1964 – GIUSEPPE SARAGAT – XIX^ VOTAZIONE

La elezione dei Presidenti della Repubblica Italiana

L’UNITÀ

ORGANO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO Quotidiano / sped. abb. postale / Lire 50                           * * Anno XLI / N. 51 (350) lunedì 28 dicembre 1964

MARIO ALICATA Direttore
LUIGI PINTOR Condirettore
MASSIMO GHIARA Direttore responsabile

 

 


pag. 1 e ultima

La Segreteria del PCI denuncia gli intrighi, le imposizioni e le discriminazioni
del gruppo doroteo che sabota l’elezione del Capo dello Stato
Si aggrava la responsabilità della DC per la mancata elezione del Presidente
La DC ha preteso di impedire la trattativa con il PCI – Un comunicato «scelbiano» dei direttivi democristiani -La linea dorotea blocca Saragat anche nella 19a votazione
Un quarto del gruppo dc continua a resistere alle imposizioni di Colombo – Oggi ventesima votazione

Anche la 19^ votazione per il Presidente della Repubblica è stata resa nulla, ieri, dalla linea di condotta discriminatoria che i dorotei tentano di continuare a imporre condannando alla sconfitta i loro candidati. Anche ieri, infatti, la posizione di Saragat, che i dorotei insistono nell’ingabbiare nell’orbita delle discriminazioni è risultata perdente. Soltanto un fatto nuovo, di iniziativa politica da parte dello stesso candidato, potrebbe – allo stato delle cose – modificare una situazione che nei giorni scorsi la ostinazione discriminatoria dei «dorotei» ha gravemente pregiudicato.


Per introdurre nel dibattito un elemento di chiarezza e fissare le diverse responsabilità, ieri la Segreteria del PCI ha diramato il seguente comunicato: «La Segreteria del PCI, anche per rettificare notizie di stampa non completamente esatte, ritiene opportuno rendere note le vicende per cui i comunisti non hanno fatto convergere i loro voti sull’on. Saragat che pure è stato indicato più volte dai comunisti (pubblicamente e nelle trattative con gli altri partiti e con lo stesso segretario della DC Rumor) come uno dei candidati sui quali si sarebbe potuta formare la maggioranza di un largo arco di forze democratiche di sinistra. In contrasto con lo spirito di tali trattative la candidatura Saragat – ritirata alla ottava votazione non è stata ripresentata dal PSDI attraverso un’intesa con gli altri gruppi parlamentari che potevano concorrere alla sua vittoria ed ha anzi assunto, per volontà della DC, una impronta discriminante. Malgrado ciò, e desiderosi di dare ancora una volta una prova di buona volontà, i comunisti non posero il problema di una richiesta di voti del PCI da parte della DC per il nuovo candidato, ma si limitarono a chiedere al PSDI un atto assai elementare che rendesse evidente che la candidatura Saragat aveva un carattere autonomo e non condizionato da ipoteche discriminatorie. A questo scopo in un incontro fra il segretario generale del PCI, onorevole Longo e il segretario generale del PSDI, on. Tanassi, era stato steso questo progetto di comunicato: “L’onorevole Tanassi, segretario del PSDI, si è incontrato oggi pomeriggio con gli on. Longo, Terracini e Ingrao ed ha comunicato ad essi la deliberazione dei gruppi parlamentari del PSDI che ripresentano la candidatura dell’on. Saragat chiedendo al PCI – cosi come il PSDI chiede a tutti gli altri gruppi, escluso il MSI – di sostenere tale candidatura”. Venuta a conoscenza di tale comunicato, la DC – prosegue il comunicato della Segreteria del PCI – impose al PSDI di non renderlo pubblico e rifiutò perfino di consentire il proseguimento della trattativa, esponendo cosi l’on. Saragat all’insuccesso della 18′ votazione la prima sul suo nome, nel corso della quale egli ha ottenuto, oltre i voti del PSDI, una parte soltanto dei voti della DC. Tale votazione ha reso evidente che non vi era alcuna possibilità di realizzare sul nome dell’on. Saragat una maggioranza democratica senza l’apporto dei voti comunisti. Malgrado ciò la DC è ancora successivamente intervenuta, prima della votazione, per bloccare ogni ulteriore presa di contatti tra il e il PCI. ed anzi ribadendo pubblicamente in un comunicato dei suoi gruppi parlamentari che essa escludeva, per continuare ad appoggiare la candidatura Saragat “qualsiasi richiesta o contrattazione dei voti comunisti”. Anche la 19^ votazione si concludeva così con un insuccesso di Saragat. La Segreteria del PCI – conclude il comunicato – nel denunciare la ostinazione e la prepotenza del gruppo dirigente democristiano, pari soltanto alla sua incapacità di dare uno sbocco rapido, positivo e democratico alla situa zione da esso stesso creata, riafferma il proprio proposito di appoggiare un candidato nello spirito già indicato nella stia precedente risoluzione sul quale sia possibile ottenere una maggioranza di consensi democratici al di fuori di ogni discriminazione e preclusione».

Il COMUNICATO D.C.

Il comunicato dei direttivi democristiani al quale allude il documento della Segreteria PCI, era giunto nella mattinata di ieri, prima della 19^ votazione.
Il testo dc – redatto da Gava e Rumor – colpiva per la sua scoperta brutalità discriminatoria. Dopo avere ricordato che i direttivi dc avevano «deliberato di continuare a sostenere la candidatura di Saragat» il comunicato democristiano aggiungeva vagamente che «tale candidatura può poggiare su un ampio arco di forze democratiche». Seguiva a questo punto l’invito ai dc «a votare compatti per far sì che la DC contribuisca a determinare, con altre forze democratiche, una maggioranza sufficiente a eleggere il capo dello Stato, secondo il deliberato dell’assemblea dei gruppi parlamentari del 25 dicembre 1964, escludendo qualsiasi richiesta o contrattazione dei voti comunisti». LA 19^ VOTAZIONE
I risultati di questa incredibile presa di posizione, non solo «scelbiana» ma velleitaria, dati reali rapporti di forze parlamentari, non tardavano a farsi sentire. Nella 19^ votazione. Infatti, gli «scelbiani» (che avevano votato precedentemente scheda bianca) votavano per Saragat, il quale si avvantaggiava di altri 31 voti, rimanendo tuttavia sempre fortemente distanziato da Nenni, che ne riscuoteva 377. Lo spostamento, però, non mutava la sostanza della posizione di Saragat, che restava arenata nelle secche dell’intrigo doroteo. E ciò confermava anche clamorosamente il carattere velleitario del documento discriminatorio dc. Si rendeva infatti manifesto che la DC, in realtà, non riesce ad assicurare al proprio candidato – come per Leone -nemmeno i propri voti. In effetti, malgrado il rientro degli «scelbiani» le schede bianche della «dissidenza» sono rimaste 86 nella 19^ votazione. È un quarto del gruppo dc, dunque, che malgrado le punizioni, i richiami, le minacce e le lusinghe, nega ai dorotei e ai loro candidati la propria fiducia.

GLI INCONTRI Dl IERI

Tutto il pomeriggio e la serata di ieri sono trascorsi in un fitto intrecciarsi di colloqui, riunioni e contatti tra i partiti. Nel settore della sinistra, particolare rilievo ha avuto un il colloquio a tre fra Longo, Martino e Vecchietti, nel corso del quale sono stati trattati i temi connessi con le candidature, cosi come si ponevano alla vigilia della 20^ votazione, che avrà luogo stamane. La Segreteria del PCI aveva poi altri contatti con i compagni socialisti, De Martino, Ferri e Tolloy i quali, a loro volta. avevano avuto incontri con Rumor. Nel corso di un intervallo della Direzione del PSI, Saragat e Tanassi si incontravano con Nenni e De Martino. Veniva discusso il problema delle candidature secondo voci diffuse negli ambienti di Montecitorio. Saragat si sarebbe impegnato a promuovere. per questa mattina, una iniziativa passibile di sviluppi, rivolta cioè allo scopo di superare la strettoia in cui la ostinazione discriminatoria dc ha bloccato la sua candidatura. Si affermava anche che, a questo scopo, Saragat avrebbe preso contatti con una rappresentanza del PCI.
La riunione della direzione del PSI, nel concludere i suoi lavori, lasciava intendere, attraverso dichiarazioni di De Martino e Brodolini, di essere in attesa di fatti nuovi possibili. «Domani mattina – dichiarava De Martino – i l parlamentari del PSI voteranno la candidatura dell’on Nenni, salvo che non intervengano fatti nuovi corrispondenti alle deliberazioni assunte dalla nostra Direzione ieri sera». Brodolini aggiungeva che «il fatto nuovo potrebbe essere costituito dallo sblocco della situazione attraverso la costatazione della esistenza di una maggioranza precostituita. Naturalmente noi siamo contrari ad ogni discriminazione».
Nella serata di ieri si riunivano anche i direttivi DC. Al termine della seduta, Gava tornava a confermare che oggi la DC voterà ancora per Saragat.
La giornata si chiudeva così in un clima di attesa per le possibili novità preannunciate dai socialisti e che, se confermate, potrebbero condurre ad uno sblocco della situazione e al superamento degli ostacoli ancora frapposti dai dorotei alla elezione di un candidato che non rappresenti soltanto la loro parte.
Tra le voci circolate ieri con insistenza vi sono state quelle di contatti della DC con il Presidente supplente, Merzagora. Il nome di Merzagora come prossimo candidato d.c. viene posto in rapporto con il prevalere nella DC delle forze che spingono per liquidare immediatamente il governo, subito dopo le elezioni presidenziali e sostituirlo con una formazione che non ripeta la attuale «formula» di centro-sinistra. A sostegno della candidatura di Merzagora i dorotei ritengono possibile schierare una maggioranza, appena sufficiente solo sulla carta, che vada dalla DC (o meglio da quella parte disposta all’ operazione) al PSIDI e al PLI. Ieri tuttavia, le notizie di contatti ufficiali tra Gava e Merzagora sono state smentite da Gava il quale ha dichiarato «di non avere avuto colloqui da solo o a capo di una delegazione con il sen. Merzagora, né ieri né da quando il senatore Merzagora ha assunto l’ufficio di Presidente supplente della Repubblica».


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19^ votazioni a Montecitorio
Nenni sempre in testa – Saragat ancora bloccato
il candidato del PCI, PSI e PSIUP nello scrutinio di ieri ha ottenuto 377 voti, Saragat 342

Neppure la diciannovesima votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica, che si è svolta ieri mattina a partire dalle ore 11, ha dato un esito positivo, a causa della prepotenze del gruppo doroteo, che ha mantenuto le sue preclusioni anticomuniste. I risultati dello scrutinio sono stati comunicati all’Assemblea dal presidente del Parlamento, on. Bucciarelli Ducci, alle 13. Essi non si discostano sostanzialmente da quelli di sabato sera. Eccoli: presenti e votanti 936; Nenni (votato da PSI, PCI, PSIUP) 377; Saragat (votato da PSDI e da parte della DC) 342: Martino (PLI) 63; De Marsanich (MSI) 39: Fanfani 10; Paolo Rossi (PSDI) 8; schede bianche 86 (in prevalenza di dc, oltre a quelle dei deputati repubblicani); schede nulle: una; voti dispersi 10 (Merzagora 4. Leone 3, Codignola uno, Magri uno, Emma Gramatica uno).

La ventesima votazione avrà luogo stamane alle 10, soprattutto per consentire nuovi contatti tra i vari gruppi, nel tentativo di uscire dall’impasse nel quale la ostinazione dorotea ha posto il Parlamento. Molti grandi elettori che, non potendo tornare a casa loro, hanno fatto venire a Roma per Natale le famiglie, hanno approfittato della domenica per stare ancora un poco insieme ai loro cari.
La cronaca della seduta può essere esaurita rapidamente. Le «operazioni» si sono svolte con ordine e con tranquillità, senza intoppi e senza incidenti. Si è cominciato con la tradizionale puntualità; si è finito, come previsto, qualche minuto prima di mezzogiorno e mezzo. Nenni, Martino, Fanfani hanno deposto la loro scheda nell’urna alla prima «chiama» Saragat no. Saragat, anche ieri mattina, non è comparso in aula e non ha partecipato alla votazione.
Anche lo scrutinio procede svelto: Bucciarelli Ducci, ormai, ha letto, ad occhio e croce, ventimila schede (o poco meno) ed ha acquistato una pratica notevole, un occhio sicuro. Fa presto. Due soli lievi intoppi: un’energica scampanellata per mettere a tacere un cicaleccio di missini che vorrebbero fare gli spiritosi su una serie di schede per Nenni; una fuggevole esitazione (con veloce consultazione del vicepresidente del Senato Zelioli Lanzini, il quale, immobile come una sfinge, gli siede accanto da mercoledì 16 dicembre, e con il segretario generale della Camera, avvocato Cosentino) prima di leggere una scheda dove è scritto: «Emma Gramatica» (la nota, e anziana, attrice di prosa). Un voto inutile, certamente: ma valido. Poi la comunicazione dei risultati e l’annuncio che la ventesima votazione non si svolgerà, come si pensava, non alle 19. ma stamattina.

L’analisi del diciannovesimo scrutinio è semplice e conferma quanto già si sapeva, per le prese di posizione dei gruppi e per le indiscrezioni del Transatlantico, fin dall’inizio: nessun fatto nuovo, cioè, rispetto a sabato sera. Saragat è salito da 311 a 342 voti: ha tolto cinque voti al suo «compagno» Paolo Rossi ( «leader» dell’estrema destra socialdemocratica), che da 13 scende a 8; quattro voti a Leone (passato da 7 a 3); alcune schede bianche dc; inoltre, a quanto si è appreso da fonti in genere bene informate, i monarchici (dieci in tutto) non hanno votato scheda bianca, come avevano dichiarato, ma parte (Covelli ed i suoi) per il liberale Martino, il quale infatti ha ottenuto 63 suffragi, parte (Achille Lauro ed i suoi: Gioacchino Lauro, Lauro, Fiorentino, ecc.) per Saragat, pare su diretta «sollecitazione» dell’inesauribile ministro Colombo.
Ciononostante, la «dissidenza» fra i parlamentari dc è rimasta sostanzialmente intatta, con le numerosissime schede bianche (fra le 70 e le 80) ed i 10 voti per Fanfani (erano stati 13 al diciannovesimo scrutinio). Pietro Nenni, per cui hanno continuato a votare compatti comunisti, socialisti del PSI e socialisti del PSIUP, è uscito dunque, per la seconda volta, in testa nei confronti di Saragat, a favore del quale si era avuta ieri mattina una massiccia «mobilitazione» dorotea l’esito della quale è stato, una volta di più, come si vede, tutt’altro che incoraggiante per loro.


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Il punto della situazione

Di ora in ora ingigantisce la responsabilità del gruppo dirigente dc per l’insabbiamento della elezione del Presidente della Repubblica. Dopo avere per 9 giorni e 16 scrutini bloccato il Parlamento su nome, quello dell’on. Leone, che era evidentemente «bruciato» fin dal secondo o terzo giorno e il quarto o quinto scrutinio (e di questa convinzione ha in seguito testimoniato lo stesso principale interessato), e dopo essersi esposta al ridicolo di due astensioni – essa, la DC, il partito di maggioranza relativa, il partito dirigente del governo! – per due giorni consecutivi, la DC ha impedito sabato sera, e ha continuato a impedire per tutta la giornata di ieri, che si creassero le condizioni politiche – richieste non solo dal nostro Partito, ma dal PSI e dal PSIUP – Perché i voti della sinistra potessero convergere sull’on. Saragat. L’orientamento a convergere sul nome dell’onorevole Saragat costituiva già una prova di buona volontà da parte del PSI, che avrebbe dovuto ritirare la candidatura del compagno Nenni – sul quale si erano già concentrati i voti comunisti -, da parte del PSIUP che era stato sempre sei riservato nei confronti della candidatura Saragat, e anche del nostro Partito, costretto anch’esso a scegliere per la candidatura Saragat di fronte ad una candidatura Nenni, più che mai legittima e più d’ogni altra significativa dal punto di vista politico. Pure tutti e tre i partiti si erano dichiarati pronti a compierlo, questo gesto di buona volontà. A questa prova di buona volontà il nostro Partito ne aggiungeva un’altra: quella di accontentarsi, da parte del PSDI, di una atto politico assai limitato ma atto comunque a cancellare l’impronta dorotea, e discriminatoria nei nostri confronti, che, per il modo con cui la candidatura Saragat era stata presentata, essa poteva assumere agli occhi dell’opinione pubblica. Ebbene, come risulta dal comunicato della Segreteria del Partito comunista pubblicato qui a fianco, la DC ha volutamente impedito che tale gesto politico si potesse realizzare sabato sera, o durante la giornata di ieri, bloccando in questo modo la elezione di Saragat e, con essa, una possibile soluzione della crisi presidenziale. Non solo, rendendo pubblico ieri il comunicato approvato dai Comitati direttivi dei gruppi dc nel momento in cui essi decidevano di appoggiare la candidatura Saragat, essa aggiungeva consapevolmente altri ostacoli allo sblocco della situazione, compiendo un nuovo atto di intimidazione verso il gruppo dirigente del PSDI.
SEMPRE più insistentemente ci si chiede, a Montecitorio, se tale assurdo atteggiamento della DC (tanto più assurdo dato che una candidatura come quella di Saragat non può passare senza i voti del PSI, del PSIUP e del PCI!) Sia frutto unicamente del fanatismo e dell’ostinazione del gruppo doroteo, o di una sua smaccata incapacità a dirigere con un minimo di realismo questa battaglia politica, o sia invece il frutto di un perfido calcolo «machiavellico» per «bruciare» ogni possibilità di fare avanzare una candidatura di sinistra e preparare il terreno, sulla pelle dell’on. Saragat, ad una maggioranza di centro-destra per un candidato ancora più smaccatamente doroteo di Leone. (È vero, tuttavia, che anche questo «abilissimo» calcolo si urta contro un limite aritmetico e politico: che anche questa nuova eventuale maggioranza esiste soltanto sulla carta o nei sogni dell’on. Colombo…).
INTANTO la situazione è di nuovo bloccata, o almeno lo era fino a ieri sera. E ancora una volta la colpa di ciò è palesemente del gruppo dirigente dc, della sua prepotenza, delle sue preclusioni, del sua volontà discriminatoria. Fino a quando i gruppi parlamentari dc. subiranno le imposizioni di un simile gruppo dirigente, che umilia lo stesso partito democristiano e lo espone di ora in ora alla crescente, legittima collera della pubblica opinione? La quale ha compreso bene che la contrapposizione Nenni-Saragat che si era creata nelle ultime votazioni, e che a taluni all’inizio poteva riuscire non facilmente comprensibile, e ancora una volta non una contrapposizione di persone, e di due persone appartenenti entrambe all’arco della sinistra, ma una necessità scaturita dal perdurare dell’ostinazione dorotea a non voler tenere conto dei rapporti di forza reali esistenti in Parlamento e della situazione politica esistente nel Parlamento e nel paese: chiunque voglia sbloccare la situazione, occorre prendere atto di questi due fatti inoppugnabili